Oltre il corpo anche la mente deve rimanere sana e attiva

Cibi ultraprocessati
di Chris van Tulleken


Perché quello che mangiamo oggi può decidere come invecchieremo domani
Negli ultimi anni la parola longevità è uscita dai laboratori ed è entrata nelle cucine. Non riguarda più solo genetica e fortuna, ma scelte quotidiane: come dormiamo, quanto ci muoviamo, come gestiamo lo stress e, soprattutto, cosa mettiamo nel piatto.
Il libro “Cibi ultraprocessati” di Chris Van Tulleken si inserisce con forza in questo dibattito, offrendo un’indagine profonda, a tratti scomoda, su una delle trasformazioni più radicali della storia dell’alimentazione umana: il passaggio dal cibo “vero” a prodotti industriali progettati per essere economici, irresistibili e praticamente eterni sugli scaffali.
Per chi ha superato i 50 anni, questo tema è tutt’altro che teorico. È una questione concreta di salute metabolica, infiammazione cronica, rischio cardiovascolare, declino cognitivo e qualità della vita negli anni che verranno.
Questo libro non è un semplice saggio nutrizionale. È un viaggio dentro il sistema alimentare moderno, nelle sue logiche economiche, tecnologiche e biologiche, e nelle conseguenze spesso invisibili che tutto questo ha sul nostro corpo.
Chi è l’autore?
Chris Van Tulleken è medico specializzato in malattie infettive e professore associato presso l’University College di Londra. Collabora con organizzazioni internazionali come UNICEF e OMS nello studio dell’impatto delle politiche alimentari sulla salute, in particolare quella dei bambini. Accanto all’attività scientifica, è anche divulgatore e autore, noto per la sua capacità di rendere accessibili temi complessi senza perdere rigore. Questa doppia anima – clinica e comunicativa – rende il libro particolarmente efficace e credibile.
Il punto di partenza: quando il cibo smette di essere cibo
Van Tulleken apre il libro con una riflessione tanto semplice quanto disturbante: gran parte di ciò che mangiamo oggi non potrebbe essere riprodotto in una cucina domestica, nemmeno con le migliori competenze culinarie.
Gelati che non si sciolgono, pane che resta morbido per settimane, salse “light” senza grassi ma incredibilmente cremose, snack che sembrano sciogliersi in bocca ma non saziano mai davvero.
Non siamo più davanti ad alimenti tradizionali trasformati (come pane, formaggio o yogurt), ma a prodotti costruiti in laboratorio, assemblati con frazioni di materie prime (mais, soia, grano), additivi, emulsionanti, aromi e processi industriali complessi.
Qui nasce la categoria degli UPF – Ultra Processed Foods, i cibi ultraprocessati.
Il messaggio iniziale è chiaro: non stiamo solo mangiando “peggio”. Stiamo mangiando qualcosa di biologicamente nuovo, per cui il nostro organismo non è mai stato progettato.
La classificazione che ha cambiato tutto: il sistema NOVA
Nei capitoli centrali l’autore racconta la nascita del sistema di classificazione NOVA, sviluppato dal ricercatore brasiliano Carlos Monteiro.
Questo sistema non valuta il cibo solo per calorie o nutrienti, ma per grado di trasformazione industriale:
alimenti non processati o minimamente processati
ingredienti culinari (olio, sale, zucchero)
alimenti processati tradizionali
alimenti ultraprocessati
È una distinzione fondamentale perché rompe con la visione riduzionista della nutrizione, quella che considera il cibo solo come somma di proteine, grassi, carboidrati e vitamine.
Van Tulleken mostra come due prodotti con etichette nutrizionali simili possano avere effetti completamente diversi sull’organismo se uno è un alimento vero e l’altro un costrutto industriale.
Per chi pensa alla longevità, questo è un punto chiave: non conta solo cosa c’è scritto sull’etichetta, ma cosa è successo a quel cibo prima di arrivare nel piatto.
Perché i cibi ultraprocessati ci fanno mangiare di più
Uno dei capitoli più inquietanti del libro riguarda il modo in cui gli UPF interferiscono con i meccanismi naturali di fame e sazietà.
Secondo l’autore:
hanno una consistenza progettata per essere ingerita velocemente
richiedono poca masticazione
combinano zuccheri, grassi e sale in proporzioni “iper-palatabili”
stimolano fortemente il sistema dopaminergico
Il risultato è che mangiamo più velocemente, di più e senza sentirci davvero sazi.
Non è mancanza di volontà. È biologia manipolata.
Per un over 50 questo significa una cosa molto concreta: maggiore rischio di aumento di peso, resistenza insulinica, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica. Tutti fattori che accelerano l’invecchiamento biologico.
Il legame con infiammazione, cuore e cervello
Van Tulleken dedica ampio spazio alle evidenze scientifiche che collegano il consumo elevato di cibi ultraprocessati a:
aumento della mortalità generale
malattie cardiovascolari
obesità
diabete
alcuni tipi di cancro
disturbi dell’umore
declino cognitivo
Per chi si interessa di longevità, questo elenco suona come un campanello d’allarme.
L’infiammazione cronica di basso grado, tipica dell’età che avanza, viene amplificata da un’alimentazione ricca di UPF. Questo stato infiammatorio accelera l’usura dei tessuti, danneggia i vasi sanguigni, favorisce l’aterosclerosi e compromette anche la salute del cervello.
In altre parole: non è solo questione di vivere più a lungo, ma di come arrivarci.
Il microbiota: l’organo dimenticato
Un altro capitolo centrale riguarda l’intestino.
I cibi ultraprocessati, poveri di fibre vere e ricchi di additivi, modificano profondamente la composizione del microbiota intestinale.
Questo ha conseguenze su:
sistema immunitario
metabolismo
produzione di neurotrasmettitori
infiammazione sistemica
rischio di depressione e declino cognitivo
Per chi ha superato i 50 anni, mantenere un microbiota sano è uno dei pilastri per una longevità in salute. Ed è quasi impossibile farlo se la dieta è dominata da prodotti industriali.
L’illusione del “light” e del “salutare”
Van Tulleken smonta con precisione chirurgica uno dei miti più duri a morire: quello dei prodotti “fitness”, “light”, “senza grassi”, “proteici”.
Spesso si tratta degli stessi cibi ultraprocessati, con qualche ingrediente modificato e una comunicazione più rassicurante.
Il corpo, però, non si lascia ingannare facilmente:
riconosce la struttura artificiale
risponde con picchi glicemici
altera gli ormoni della fame
chiede altro cibo poco dopo
Per chi cerca di mantenere massa muscolare, energia e lucidità mentale dopo i 50 anni, questa è una trappola silenziosa.
Il lato oscuro del sistema: economia e potere
Il libro non si ferma alla biologia.
Un’intera sezione è dedicata al ruolo delle multinazionali, al marketing aggressivo, al lobbying e all’influenza sulle politiche alimentari.
I cibi ultraprocessati non dominano perché sono migliori, ma perché:
sono economici da produrre
hanno margini elevatissimi
creano dipendenza
sono facili da trasportare e conservare
È un sistema che prospera sulla quantità, non sulla salute.
E questo riguarda in modo particolare le generazioni più adulte, cresciute in un’epoca in cui il cibo era ancora qualcosa di riconoscibile, ma oggi immerse in supermercati pieni di “non-cibo”.
Le soluzioni: tornare semplici (ma non ingenui)
Nell’ultima parte del libro, Van Tulleken non propone di vivere da eremiti nutrizionali.
Propone piuttosto:
di riconoscere gli UPF
di leggere gli ingredienti, non solo le calorie
di privilegiare alimenti con pochi componenti
di cucinare di più, anche in modo semplice
di accettare che il cibo vero costa un po’ di più, ma restituisce salute
Per un pubblico over 50 questo si traduce in scelte molto pratiche:
più legumi, verdure, uova, pesce, frutta secca, olio extravergine, cereali veri.
Meno prodotti con liste di ingredienti lunghe quanto un foglio A4.
Longevità: il messaggio nascosto del libro
Anche se la parola “longevità” non è sempre esplicita, il messaggio è costante.
Ogni pasto può essere:
un investimento in salute futura
oppure un piccolo prelievo dal conto biologico
I cibi ultraprocessati rendono questo prelievo silenzioso, quotidiano, cumulativo.
Dopo i 50 anni, quando la capacità di recupero diminuisce e le riserve fisiologiche si assottigliano, questo meccanismo diventa ancora più evidente.
Mangiare cibo vero non è nostalgia. È strategia di sopravvivenza moderna.
Conclusione: un libro scomodo, ma necessario
“Cibi ultraprocessati” non è una lettura leggera.
È un libro che mette in discussione abitudini radicate, comodità quotidiane e molte certezze pubblicitarie.
Ma è anche uno strumento potentissimo per chi, dopo i 50 anni, vuole:
ridurre l’infiammazione
proteggere cuore e cervello
mantenere energia e autonomia
aumentare le probabilità di una longevità in salute
Non promette miracoli. Non vende scorciatoie.
Fa qualcosa di molto più raro: restituisce consapevolezza.
E in un mondo dove il cibo è sempre più un prodotto finanziario e sempre meno un nutrimento, questa consapevolezza può letteralmente allungarci la vita.
Non aggiungendo anni qualsiasi.
Ma anni buoni.
Anni lucidi.
Anni vissuti davvero.
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