Oltre il corpo anche la mente deve rimanere sana e attiva

Longennials:
Viaggio semiserio nel mondo serissimo della longevità
di Enzo Felici


Longennials di Enzo Felici – Recensione per la diretta
Oggi voglio parlarvi di un libro che affronta la longevità da una prospettiva concreta, intelligente e anche molto ironica: Longennials di Enzo Felici.
Il titolo nasce dall’unione tra “longevità” e “millennials” e identifica una nuova generazione: quella delle persone che hanno buone probabilità di superare i novant’anni, ma che non hanno ancora ricevuto un vero manuale di istruzioni per gestire tutti questi anni in più.
Il problema centrale del libro è racchiuso in una domanda molto semplice: vivere più a lungo è davvero una buona notizia, se una parte consistente di questi anni viene trascorsa con malattie, limitazioni o perdita dell’autonomia?
Secondo Felici, la vera sfida non è soltanto aumentare il lifespan, cioè la durata complessiva della vita, ma soprattutto proteggere l’healthspan: il periodo nel quale siamo ancora in salute, autonomi e capaci di decidere come trascorrere le nostre giornate. È un concetto molto vicino a quello di Longevity Intelligence: non conta soltanto conoscere le ultime scoperte sulla longevità, ma saperle trasformare in scelte quotidiane realistiche e sostenibili.
Chi è l'Autore?
Enzo Felici lavora da circa vent’anni nel mondo della cura e delle tecnologie dedicate alle persone che invecchiano. Non osserva quindi la longevità soltanto attraverso le statistiche, ma anche attraverso i problemi che incontra concretamente nelle abitazioni, nelle famiglie e nei servizi.
L’autore dichiara apertamente di avere anche un interesse professionale nel settore e di produrre alcuni strumenti tecnologici descritti nel libro. Questa trasparenza è importante perché, per buona parte del volume, invita il lettore a diffidare delle promesse commerciali e delle soluzioni miracolose.
Il suo messaggio è molto chiaro: la tecnologia può aiutarci, ma viene dopo le cose fondamentali. Prima di acquistare un dispositivo sofisticato, probabilmente conviene mettere in sicurezza la casa, installare un maniglione in bagno, bere abbastanza, camminare e telefonare a una persona che vive sola.
La nascita dei longennials
Il libro comincia con un episodio personale. Felici, a cinquantaquattro anni, gioca a tennis contro un ragazzo molto più giovane ed è convinto di poterlo battere grazie all’esperienza. Dopo mezz’ora, però, il corpo comincia a presentargli il conto: il ragazzo continua a correre, mentre lui perde progressivamente energia.
Dopo la partita entra in farmacia per cercare qualcosa contro i dolori muscolari. Quando prova a piegarsi per prendere una confezione sistemata in basso, la farmacista gli offre gentilmente aiuto. In quel momento comprende che il mondo ha cominciato a guardarlo come appartenente a una nuova categoria.
Da qui nasce il termine “longennial”. Non semplicemente anziano, senior o over 50, ma membro di una generazione che ha davanti venti o trent’anni di vita in più rispetto ai propri nonni e deve decidere che cosa farne.
Felici propone allora di smettere di ragionare soltanto in termini di età anagrafica e di cominciare a ragionare in termini di funzioni. La domanda non dovrebbe essere: “Quanti anni ho?”, ma: “Che cosa riesco a fare oggi e voglio riuscire a fare ancora fra vent’anni?”.
Salire le scale con le borse della spesa, alzarsi da terra, ricordare i nomi, guidare, viaggiare o uscire la sera rappresentano un patrimonio che dobbiamo proteggere.
Il conto corrente della longevità
Una delle metafore più efficaci del libro è quella del conto corrente. Il muscolo è un capitale, le abitudini funzionano come l’interesse composto e le relazioni sono un patrimonio che perde valore se non viene coltivato.
Ogni scelta positiva costituisce un piccolo versamento: una camminata, una sessione di allenamento della forza, un pasto adeguato, una notte di buon sonno o una conversazione con qualcuno.
Una caduta, una settimana trascorsa a letto o un lungo periodo di sedentarietà rappresentano invece dei prelievi. Il punto importante è che nessuna singola azione decide il nostro futuro. È la somma dei versamenti e dei prelievi accumulati negli anni a determinare il saldo finale.
Questa idea è particolarmente importante dopo i cinquant’anni. Un’abitudine adottata oggi potrebbe avere davanti trenta o quarant’anni per produrre i suoi effetti.
Perché la forza di volontà non basta
Felici smonta anche l’idea che per cambiare sia sufficiente avere forza di volontà. La volontà, secondo l’autore, funziona come una batteria: al mattino può essere carica, ma alla sera, dopo tante decisioni e impegni, tende a esaurirsi. Le abitudini, invece, continuano a lavorare automaticamente.
La soluzione non è quindi diventare eroi della disciplina, ma rendere il comportamento giusto più facile. Possiamo lasciare una bottiglia d’acqua sulla scrivania, preparare le scarpe da camminata davanti alla porta o collegare un nuovo gesto a un’abitudine già consolidata.
Un principio molto utile è “mai due volte di fila”. Saltare una camminata non distrugge un’abitudine; saltarla anche il giorno dopo può cominciare a costruirne una opposta. La costanza non è perfezione: è la capacità di riprendere.
La longevità noiosa che funziona
Nel libro c’è una critica molto divertente agli esperti dei social che presentano come scoperte rivoluzionarie consigli che conoscevano già i nostri nonni: bere acqua, dormire, mangiare verdura, ridurre lo stress, muoversi e coltivare le relazioni.
Il vero problema arriva quando alle ovvietà vengono aggiunte informazioni inesatte. Per esempio, i famosi diecimila passi al giorno non rappresentano una soglia biologica universale: il numero deriva originariamente da una campagna pubblicitaria giapponese. Dopo i sessant’anni, una parte importante dei benefici può essere ottenuta già intorno ai seimila-ottomila passi.
Felici ci invita a diffidare delle certezze assolute e dei consigli che terminano sempre con l’acquisto del prodotto venduto dalla stessa persona. La longevità vera, sostiene, è piuttosto noiosa: consiste in poche cose semplici, ripetute per anni senza applausi e senza risultati spettacolari immediati.
Il corpo: forza, cammino, alimentazione e sonno
Una parte importante del libro è dedicata alla dimensione fisica.
Il muscolo viene presentato come uno dei principali capitali dell’autonomia. Con il passare del tempo tendiamo a perdere massa e forza, soprattutto se diventiamo sedentari. Ma la buona notizia è che il muscolo può rispondere all’allenamento anche in età molto avanzata.
Felici suggerisce di allenare la forza almeno due volte alla settimana e di assumere proteine adeguate, distribuendole nei diversi pasti. Camminare è fondamentale, ma non sostituisce completamente il lavoro muscolare.
La velocità del cammino è inoltre un indicatore importante della condizione funzionale. Se una persona comincia a rallentare, accorcia i percorsi o rinuncia alle uscite, non dovremmo limitarci a dire che “è normale alla sua età”. Potrebbe essere un segnale da osservare e approfondire.
Un altro capitolo è dedicato all’acqua. Con l’invecchiamento, il senso della sete può diventare meno affidabile. Una disidratazione anche lieve può causare stanchezza, confusione, capogiri e minore attenzione: sintomi che spesso attribuiamo genericamente all’età.
Nell’alimentazione, invece, il problema delle persone anziane non è sempre mangiare troppo. Spesso accade il contrario: si cucina meno, si ha meno appetito, si mastica con maggiore difficoltà o non si ha voglia di preparare un pasto completo soltanto per sé.
Felici propone tre domande molto semplici da fare a un genitore: “Che cosa hai mangiato ieri?”, “Quando hai fatto la spesa l’ultima volta?” e soprattutto “Con chi hai mangiato questa settimana?”. Quest’ultima domanda ci ricorda che alimentazione e relazioni sono strettamente collegate. A volte, andare a pranzo con una persona anziana può essere più efficace di regalarle un integratore.
Il capitolo sul sonno ci mette in guardia dall’ossessione di misurare ogni parametro senza sapere che cosa farne e richiama l’attenzione sull’uso dei sonniferi, che nelle persone anziane può aumentare il rischio di cadute.
Le cadute e la casa che non vogliamo modificare
Le cadute rappresentano una delle minacce più concrete all’autonomia. Dopo essere caduta, una persona può sviluppare paura e cominciare a muoversi meno. Ma muovendosi meno perde forza ed equilibrio, aumentando ulteriormente il rischio di cadere.
Per prevenire bisogna osservare l’illuminazione, i tappeti, le calzature, i farmaci, la vista e la presenza di appoggi. E qui entra in scena il maniglione in bagno, che nel libro diventa quasi un simbolo.
Molte persone lo rifiutano perché lo considerano una dichiarazione di vecchiaia. Felici ribalta questa prospettiva: il maniglione non è una bandiera bianca, ma uno strumento di libertà. Non serve ad ammettere di essere vecchi; serve a continuare a utilizzare autonomamente il proprio bagno.
Lo scopo del domani
Uno dei temi che ho trovato più interessanti è quello dello scopo.
Felici parte dall’idea che non abbiamo bisogno di ricordarci che dobbiamo morire: la morte non dimenticherà l’appuntamento. La domanda importante è un’altra: per quale motivo vale la pena alzarsi domani mattina?
Lo scopo non deve essere necessariamente straordinario. Può essere un nipote da accompagnare, un corso, un turno di volontariato, una persona che aspetta la nostra telefonata o un’attività programmata.
Uno scopo concreto, legato a un appuntamento, è più potente di un generico “voglio stare bene”. È importante soprattutto quando vengono meno i ruoli sui quali abbiamo costruito la nostra identità: il lavoro, la cura dei figli o la vita di coppia.
Questo concetto è molto vicino a ciò che in Longevità Stoica chiamo soulspan: non soltanto vivere a lungo e in salute, ma vivere con significato. Il tempo aggiuntivo non acquista valore automaticamente. Siamo noi a dovergli dare una direzione.
Cervello e solitudine
Felici ricorda che una parte dei casi di demenza potrebbe essere potenzialmente prevenibile intervenendo su diversi fattori di rischio modificabili: inattività fisica, ipertensione, fumo, diabete, depressione, isolamento sociale, consumo eccessivo di alcol, perdita dell’udito o della vista non corrette.
Questo non significa sostenere che ogni demenza possa essere evitata o che chi si ammala sia responsabile. Significa riconoscere che esiste un margine d’azione e che la salute del cervello dipende anche da come trattiamo il resto del corpo.
La solitudine viene affrontata come un vero problema di salute. Vivere soli e trascorrere intere giornate senza una conversazione influenza l’alimentazione, il movimento, l’umore e la capacità di chiedere aiuto.
Anche la relazione dovrebbe quindi essere messa in agenda. Non “prima o poi ci vediamo”, ma un giorno e un orario precisi. E invece di domandare sempre “Come stai?”, ottenendo inevitabilmente la risposta “bene”, potremmo chiedere: “Chi hai visto questa settimana?”.
Caregiver, donne e assistenti familiari
Il libro dedica molta attenzione anche alle persone che si prendono cura degli anziani.
I caregiver familiari sono spesso figli tra i cinquanta e i sessant’anni che lavorano, hanno ancora responsabilità verso i propri figli e assistono contemporaneamente genitori non autosufficienti.
Felici consiglia di considerare l’assistenza come una maratona: distribuire il carico, assegnare chiaramente i compiti tra fratelli, programmare il riposo e chiedere aiuto prima di crollare. Sacrificare completamente la propria salute non rende più efficace l’assistenza, ma la rende più fragile.
Un capitolo è dedicato anche alle assistenti familiari, spesso straniere e spesso impiegate senza un contratto regolare. L’autore ricorda che non sono semplicemente “badanti”, ma persone con competenze, una storia, diritti e bisogno di riposare.
La longevità ha inoltre un problema di genere. Le donne vivono mediamente più a lungo, ma spesso trascorrono più anni con limitazioni e malattie croniche. Sono soprattutto loro ad assistere genitori, mariti e familiari, per poi rischiare di ritrovarsi sole quando sono loro ad avere bisogno di aiuto.
Un mondo non progettato per i longennials
Il libro allarga infine lo sguardo alle città, ai negozi e ai servizi.
Marciapiedi sconnessi, semafori troppo brevi, mancanza di panchine e mezzi pubblici poco accessibili possono trasformare una difficoltà fisica moderata in isolamento sociale. Anche il caldo urbano rappresenta un rischio crescente per le persone anziane, soprattutto per chi avverte meno la sete o assume determinati farmaci.
I negozi commettono lo stesso errore: scritte piccole, prodotti negli scaffali più bassi, porte pesanti e file senza sedie. In questo modo trattano male proprio una delle categorie di clienti più fedeli e con maggiore capacità di spesa.
C’è poi il problema del linguaggio. Parlare a una persona anziana con un tono infantile, alzare automaticamente la voce o rivolgersi al figlio durante una visita medica ignorando il paziente significa sottrarle dignità. A volte la perdita dell’ascolto arriva prima della perdita dell’autonomia.
Il messaggio finale
Il grande merito di Longennials è parlare di invecchiamento senza essere deprimente e senza vendere illusioni. Il libro ci ricorda che la longevità non si costruisce con una decisione spettacolare, ma attraverso tanti gesti piccoli e ripetuti.
La prevenzione ha però un difetto: quando funziona, non succede nulla. Non arriva la caduta, non si rompe il femore, non perdiamo l’autonomia. Nessuno organizza una festa per una frattura che non è avvenuta. Eppure proprio quel “nulla” potrebbe essere il risultato più importante.
Essere longennials significa riconoscere di appartenere a una generazione che ha ricevuto più tempo, ma deve ancora imparare a utilizzarlo. Per chi ha superato i cinquant’anni, la domanda da farsi non è soltanto “Quanto vivrò?”, ma soprattutto: “Che cosa posso cominciare a fare oggi per continuare a essere autonomo, presente e utile fra venti o trent’anni?”.
È qui che Longennials, Longevity Intelligence e Longevità Stoica si incontrano: nel trasformare la longevità da semplice durata a progetto consapevole. Un progetto fatto di salute, autonomia, relazioni e significato.
Qui di seguito trovate il video dell'intervista a Enzo Felici.
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