
Dobbiamo sfidare costantemente il nostro sistema affinché si adatti in modo molto positivo.
Sappiamo che i sistemi viventi in un ambiente non stressante hanno una vita breve. Hanno una maggiore riproduttività e una breve longevità.
Un sistema umano o un sistema vivente esposto a fattori di stress di basso grado avrà una longevità prolungata e capacità riproduttive in qualche modo ridotte.
Il segreto dell’approccio migliore agli anni che passano si basa sullo sfruttamento dell’ormesi, una particolare proprietà omeodinamica dell'organismo che gli consente di mantenersi e ripararsi.
L’ormesi (dal greco ormesis, stimolazione) è un fenomeno per il quale l’esposizione a basse dosi di agenti tossici finisce per risultare vantaggiosa per l’organismo.
In base a questa proprietà, brevi periodi di stress lieve stimolano la risposta dei meccanismi di difesa dell'organismo, contribuendo a migliorare la salute e prolungando la vita.
Il concetto di ormesi descrive la capacità di un organismo di rispondere a un determinato stimolo in maniera diversa in base alla sua intensità.
In altre parole, l’ormesi è un fenomeno dose-risposta secondo il quale basse dosi di un determinato stimolo inducono effetti opposti rispetto a dosi elevate dello stesso stimolo.
Ad esempio, un agente tossico può avere un effetto benefico a basse dosi (principio dell’omeopatia); al contrario, un farmaco può diventare tossico in caso di sovradosaggio.

Parlando di ormesi, un capitolo interessante è quello dell’adattamento.
L’organismo, infatti, diventa più forte ed efficiente se esposto a stress ambientali sufficientemente forti da causare una reazione adattativa (ma non così gravi da provocare un danno importante).
Secondo il concetto ormetico, introducendo uno stress acuto il corpo reagisce per prepararsi e resistere meglio a nuovi stress futuri di analoga portata.
L’esercizio fisico e la vaccinazione funzionano proprio secondo questi principi ormetici.
Illustriamo come appare nella vita di tutti i giorni. Brevi periodi di esercizio (ad es. allenamento a intervalli ad alta intensità) stressano il corpo quel tanto che basta per attivare un effetto ormetico particolarmente forte sui mitocondri: diventano più efficienti per affrontare lo stress, aumentando la produzione di energia e contribuendo a rallentare l'invecchiamento a livello cellulare.
Lo stesso si può dire per il nostro cervello. Il cervello ha un'eccezionale capacità di adattarsi in risposta a sfide o fattori di stress cognitivi, emotivi e ambientali. Studi sempre più numerosi indicano che l'impegno regolare nelle sfide percepite, come l'apprendimento di una nuova lingua, è benefico per il cervello, attivando percorsi ormetici nei neuroni.
Analogamente ai cambiamenti che si verificano nelle cellule muscolari durante l'esercizio, il nostro cervello risponde attivando percorsi legati alla produzione di fattori neurotrofici.
L’ormesi include quindi il fenomeno del "precondizionamento", secondo il quale l’esposizione a basse dosi di un agente tossico induce un effetto adattativo che aumenta la futura resistenza dell’organismo ad agenti tossici analoghi.
È comunque importante sottolineare che il "precondizionamento" non funziona con tutte le sostanze tossiche, ma la sua efficacia dipende dal tipo di tossina.
I concetti di ormesi e adattamento sono, se vogliamo, degli inviti a evitare di estremizzare i concetti.
Infatti, quando lo stress è troppo basso non offre alcun beneficio, mentre quando diventa estremo (ad es. se si corre una maratona senza essere allenati) i danni superano di gran lunga i benefici.
Questo implica che l’intensità ottimale degli stimoli ormetici varia da individuo a individuo. Prendendo l’esempio dell’attività fisica, un atleta professionista avrà chiaramente bisogno di stimoli allenanti ben più intensi rispetto a una persona sedentaria.
Gli stessi effetti ormetici possono dunque essere benefici, neutri o dannosi a seconda delle circostanze specifiche.
Ad esempio, un antibiotico a dosi adeguate consente la sopravvivenza del paziente uccidendo i batteri; tuttavia, a dosi troppo basse favorisce la sopravvivenza dei batteri e seleziona ceppi resistenti agli antibiotici, danneggiando il paziente.
Quando si parla di corpo umano non è mai "tutto bianco o tutto nero": come in qualsiasi cosa è una questione di equilibrio.
La natura condizionale dell’ormesi fa sì che la risposta a molte domande sulla salute non sia semplicemente "sì" o "no", ma "dipende".
Il concetto di ormesi incarna detti e motti popolari come "ciò che non uccide fortifica", "il troppo storpia", "non dormire sugli allori" e "niente è veleno, tutto è veleno, ciò che conta è la dose".
I concetti di ormesi e adattamento sono, se vogliamo, degli inviti a evitare di estremizzare i concetti.
Infatti, quando lo stress è troppo basso non offre alcun beneficio, mentre quando diventa estremo (ad es. se si corre una maratona senza essere allenati) i danni superano di gran lunga i benefici.
Questo implica che l’intensità ottimale degli stimoli ormetici varia da individuo a individuo. Prendendo l’esempio dell’attività fisica, un atleta professionista avrà chiaramente bisogno di stimoli allenanti ben più intensi rispetto a una persona sedentaria.
Gli stessi effetti ormetici possono dunque essere benefici, neutri o dannosi a seconda delle circostanze specifiche.
Ad esempio, un antibiotico a dosi adeguate consente la sopravvivenza del paziente uccidendo i batteri; tuttavia, a dosi troppo basse favorisce la sopravvivenza dei batteri e seleziona ceppi resistenti agli antibiotici, danneggiando il paziente.
Quando si parla di corpo umano non è mai "tutto bianco o tutto nero": come in qualsiasi cosa è una questione di equilibrio.
La natura condizionale dell’ormesi fa sì che la risposta a molte domande sulla salute non sia semplicemente "sì" o "no", ma "dipende".
Il concetto di ormesi incarna detti e motti popolari come "ciò che non uccide fortifica", "il troppo storpia", "non dormire sugli allori" e "niente è veleno, tutto è veleno, ciò che conta è la dose".
La denutrizione calorico-proteica è un grave problema nei paesi in via di sviluppo, dove causa 6 milioni di morti ogni anno.
Tuttavia, in un contesto di abbondanza alimentare, una leggera riduzione dell’apporto calorico (-20-30%) rispetto al fabbisogno può migliorare la salute e la longevità.
Questo intervento, chiamato restrizione calorica, può rallentare il processo di invecchiamento agendo come un fattore di stress di basso grado e creando così una risposta ormetica.
Similmente alla restrizione calorica, anche il digiuno a lungo e breve termine è stato collegato a un invecchiamento ritardato e a un ridotto rischio di tumori.
Un altro esempio di ormesi è la risposta all’alcool.
Infatti, il consumo moderato di alcol etilico è associato a una ridotta probabilità di diverse malattie, nonché a una riduzione del 17-18% del rischio di morte prematura.
L’abuso di alcool, invece, è un noto fattore di rischio per svariate malattie.
Numerosi studi hanno dimostrato che i bevitori di vino moderati hanno un rischio inferiore di morire per malattie cardiache, rispetto ai non bevitori o ai bevitori di birra e alcolici. Questo beneficio può dipendere non solo dall’alcool ma anche dai polifenoli del vino.
Il beneficio più noto della luce solare è la capacità di indurre la sintesi di vitamina D nel corpo.
Il sole ha anche molti altri benefici; tuttavia, un’esposizione solare eccessiva scatena un forte stress ossidativo, responsabile di numerosi danni per la salute.
Per proteggersi da questi danni, la pelle aumenta la sintesi di melanina, un pigmento protettivo che oltre a causare "l’abbronzatura", agisce come un filtro solare proteggendo la cute da ulteriori danni.
La pelle scura nella razza nera è legata proprio a un fenomeno evolutivo di adattamento alla forte esposizione solare nelle regioni equatoriali e subequatoriali.
Al contrario, nelle popolazioni nordiche, il colorito chiaro della pelle permette di assorbire maggiori quantità di luce solare e massimizzare la sintesi di vitamina D.
Si ritiene che le proteine da shock termico prodotte durante lo stress da calore siano importanti per il rinnovamento cellulare mediato dall’autofagia.
In effetti, vermi, lieviti e mosche ripetutamente sottoposti a periodi di stress da calore hanno avuto un aumento significativo della durata della vita.
Sul fronte opposto, numerosi studi su vermi e insetti hanno scoperto che vivere a temperature ambientali più basse aumenta la durata della vita.
Anche i pesci sembrano vivere più a lungo a temperature più basse. Ad esempio, uno studio ha dimostrato che un calo della temperatura di 6°C ha aumentato la durata media della vita dei pesci del 75%.
Un altro studio ha aumentato la durata media della vita, rispettivamente del 12 e del 20%, abbassando la temperatura corporea dei topi di 0,3°C (maschi) e 0,34°C (femmine).
Le diete ricche di frutta e verdura sono associate a un ridotto rischio di diverse malattie importanti, comprese le malattie neurodegenerative.
Aldilà del contenuto di vitamine, fibre, minerali e antiossidanti, i vegetali freschi sono ricchi di sostanze fitochimiche (come i polifenoli) che hanno un impatto positivo sulla salute.
Molte di queste sostanze benefiche sono in realtà tossine prodotte dalla pianta per dissuadere parassiti come batteri, funghi e insetti.
Assunte a dosi subtossiche attraverso la dieta, queste sostanze attivano percorsi cellulari adattivi di risposta allo stress, con ripercussioni positive sulla salute.
Esempi di fitochimici ormetici sono dati da resveratrolo, berberina, sulfurafano e curcumina.
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